quarta-feira, 29 de setembro de 2010

Origine, mito, storia di Taormina

Sull'origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium) molte sono le notizie, ma incerte per documentazione e poco attendibili.

Diodoro Siculo nel 14° libro attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamenti di bestiame, già prima dello sbarco dei greci di Calcide Eubea nella baia di Taormina (753 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara, fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos), la prima colonia greca di Sicilia. Dionisio di Siracusa ,di origine dorica,ed alleato di Sparta nella guerra contro Atene, tollerò per un po' la presenza degli Ionici di Calcide Eubea a Naxos,alleati di Atene, ma poi mosse contro di essi che andarono ad occupare la parte a valle del Monte Tauro in, cui vivevano i Siculi insieme ad altri jonici che si erano precedentemente lì insediati da Naxos.Ma negli anni della XCVI Olimpiade (396 a.C.)i nassioti in massa, minacciati da Dionisio, tiranno di Siracusa, si trasferirono a Tauromenion, spinti da Imilcone, condottiero dei Cartaginesi, alleato degli jonici contro i dorici, perché il colle era da considerarsi fortificato per natura.

Volendo il tiranno di Siracusa riprendersi con violenza il territorio dei Tauromenitani, essi risposero che apparteneva loro di diritto, poiché i propri antenati greci ne avevano già preso possesso prima di loro stessi, scacciando gli abitatori locali.Afferma Vito Amico che la suddetta versione sulle origini di Taormina fornita da Diodoro è contraddetta nel 16° libro, quando sostiene che Andromaco, dopo l'eccidio di Naxos del 403 a.C., radunati i superstiti li convince ad attestarsi nel 358 a.C. sulle pendici del vicino colle "dalla forma di toro", e di conseguenza il nascente abitato prese il nome di Tauromenion, toponimo composto da Toro e dalla forma greca menein, che significa rimanere.

Mentre le notizie fornite da Cluverio concordano con la seconda versione di Diodoro, Strabone narra che Taormina abbia avuto origine dai Zanclei e dai Nassi. Ciò chiarirebbe in qualche modo l'affermazione di Plinio il quale afferma che Taormina in origine si chiamava Naxos.

Testimone Diodoro Siculo, Taormina, governata saggiamente da Andromaco, progredisce, risplendendo in opulenza e in potenza. Nel 345 Timoleone da Corinto, sbarca e raggiunge Tauromenium, per chiedere l'appoggio militare al fine di sostenere la libertà dei Siracusani.

Più tardi troviamo Taormina sotto il dominio del tiranno siracusano Agatocle, che ordina l'eccidio di molti uomini illustri della città e manda in esilio lo stesso Timeo, figlio di Andromaco. Anni dopo soggiace a Tindarione e quindi a Gerone, anch'essi tiranni Siracusani.

Taormina rimane sotto Siracusa fino a quando Roma, nel 212 a.C., non dichiara tutta la Sicilia provincia Romana. I suoi abitanti sono considerati alleati dei Romani e Cicerone, nella seconda orazione contro Verre, accenna che la Città è una delle tre Civitates foederataee la nomina "Civis Notabilis " erroneamente tramandato ,poi, come "Urbs notabilis". In conseguenza di ciò non tocca ai suoi abitanti pagare decime o armare navi e marinai in caso di necessità. Nel corso della guerra servile (134 – 132 a.C.) Tauromenium è occupata dagli schiavi insorti, che la scelgono come caposaldo sicuro. Stretti d'assedio da Pompilio, resistono a lungo sopportando anche la fame e cedendo soltanto quando uno dei loro capi, Serapione, tradendo i compagni, lascia prendere la roccaforte.

Nel 36 a.C. nel corso della guerra fra Sesto Pompeo ed Ottaviano, le truppe di quest'ultimo sbarcano a Naxos per riprendere la città a Sesto Pompeo che l'ha in precedenza occupata. Per ripopolare Tauromenium, dopo i danni della guerra subita, ma anche per presidiarla Ottaviano, divenuto Augusto, nel 21 a.C. invia una colonia di Romani, a lui fedeli, e nel contempo ne espelle gli abitanti a lui contrari.

Strabone parla di Tauromenion come di una piccola città, inferiore a Messina e a Catania. Plinio e Tolomeo ne ricordano le condizioni di colonia romana.

La storia della città di Siracusa

Il nome della città, Siracusa, deriva dalla forma greca originaria Syracoùssai. La parola col suo suffisso in-oussai che sembra essere in costante relazione con precisi aspetti dell'ambiente naturale, rivela evidenti connessioni con altri toponimi del Mediterraneo orientale e occidentale, in coincidenza con luoghi interessati dalla colonizzazione greca. Recenti studi, hanno dimostrato che risale agli Joni, e con tutta probabilità ai Calcidesi di Eubea, la responsabilità di tal genere di toponimi.

Le dotazioni naturali del sito si possono cosi sintetizzare : disponibilità di acque (fonte Aretusa in Ortigia), possibilità immediata di difesa, disponibilità di due porti sicuri, territorio suburbano ricco dal punto di vista agricolo, prossimità alla foce di un fiume (Anapo) che permetteva il controllo e il rapporto con le popolazioni dell'hinterland. E' in questo felicissimo contesto di dotazioni naturali che sorge la colonia greca adattando, in primo luogo, alle esigenze della vita urbana il suo nucleo più antico, Ortigia.

Non si hanno informazioni precise dalle fonti letterarie circa questo primo periodo di vita della città; gli scavi in Ortigia stanno man mano rivelando che il suo organico ed esteso impianto detto "per strigas" cioè ad incroci ortogonali di assi viari delimitanti regolari isolati o spazi diversamente utilizzati per usi pubblici risale già al primo periodo di vita della città del quale si incominciano a conoscere le prime e più antiche costruzioni usate per abitazioni o per forme di culto. Sicuramente il primo impianto della città si estese dall'isola sulla terraferma, in diretto rapporto con l'istmo con cui era collegata, ove si venne costituendo un altro importante quartiere detto Acradina. Sull'estremo limite sud e a nord/nord-ovest di Acradina si impiantarono i più antichi sepolcreti della città greca, quelli denominati del Fusco nella contrada omonima, e di Giardino Spagna, tra l'estremità a monte di Viale P. Orsi e 1'Ospedale provinciale, che hanno restituito splendidi corredi soprattutto di ceramiche, datati tra la fine dell'VIII e il VI sec. a.C. Siracusa fu fondata nel 734 a. C. ad opera di Archia proveniente da Corinto, che, sbarcato sull'attuale isola di Ortigia, allo scopo di creare nuove colonie greche, edificò la città che prese il nome dalla palude Siraca situata presso la foce del fiume Anapo.

Di questo periodo sono i templi più arcaici della Sicilia: il tempio di Zeus (Olimpyeion) e il tempio di Diana Alpheoa (Artemision - oggi attuale tempio di Apollo), dea venerata nell'isola di Ortigia. L'isola di Ortigia infatti è il primo luogo che viene edificato all'arrivo dei corinzi (il calcare utilizzato è quello proveniente dalla latomie dei Cappuccini),a cui segue una prima espansione sulla terraferma che forma il quartiere denominato di Acradina. Con Gelone (485-478 a. C.), primo tiranno di Siracusa, e il fratello Ierone(478-466 a. C.), la città assume una rilevante importanza economica e culturale nel bacino del Mediterraneo. Viene intensificata l'attività edilizia e militare: le successive espansioni urbane organizzano i quartieri Tiche, Epipoli e in ultimo Neapolis (che, con la formazione di Acradina, diedero origine alle latomie del Casale, dell'Intagliatella, di S. Venera, del Paradiso), viene eretto il tempio di Atena (in occasione della vittoria contro i Cartaginesi ad Imera) e promossa una rilevante attività teatrale grazie alla presenza di drammaturghi come Pindaro, Bacchilide, Simonide ed Eschilo. Cacciato dalla città l'ultimo della stirpe dei Diomenidi, un relativo periodo di pace segna l'ascesa politica e l'accrescimento della potenza di Siracusa. Proprio quest'ultimo fu il motivo principale della successiva guerra contro gli ateniesi nel 415 a. C. che vide alla fine proprio sconfitti questi ultimi. Con Dionisio (405-367 a. C.) e Ierone II (275-216 a. C.), Siracusa viene fortificata ( fu costruito il castello Eurialo e le mura di Epipoli (che diedero origine alle latomie del Buffalaro e a quelle del Filosofo) e diviene il centro della vita politica e culturale del mondo allora conosciuto grazie anche ala presenza di Archimede.

Il declino di Siracusa è segnato dal saccheggio dei romani nel 212 a. C. Seguono due secoli bui da cui la città emergerà solo agli albori del Cristianesimo ma non riacquisterà mai più il ruolo di regina del Mediterraneo. Nel 878 d. C., con l'arrivo degli arabi, Siracusa cadde distrutta sotto il dominio musulmano e Palermo divenne la nuova capitale. Nel 1085, alla dominazione musulmana, subentrò la dominazione normanna con la dinastia degli Altavilla. Nel 1194, con Enrico VI, gli Svevi occuparono Siracusa. Con Federico II la città e la Sicilia divennero un centro di elaborazione culturale grazie alla creazione di una lingua siciliana e della scuola di poesia creata a Palermo. Inoltre a Siracusa venne edificato il castello Maniace. Al tempo della dominazione aragonese la città dimostrò una fedeltà estrema ai nuovi sovrani respingendo, nel 1298 un'invasione angioina e ricevendo numerosi privilegi. Nei primi del secolo XVI, Siracusa godette di un regime speciale con l'istituzione di una apposita camera adibita all'amministrazione dela città, in vigore fino al 1538. Seguirono due terremoti, nel 1542 e nel 1693, che danneggiarono gravemente la città. Nel 1729 subì una violenta epidemia di peste. Nel 1860 Siracusa partecipò alla caduta del regime borbonico. Durante la seconda guerra mondiale fu gravemente danneggiata dai bombardamenti anglo-americani e, dopo lo sbarco in Normandia,nel luglio del 1943, da quelli tedeschi. Negli anni del dopoguerra, Siracusa è proiettata verso uno sviluppo industriale, in alternativa alle sue tradizioni marinare. Si assiste alla lenta migrazione dei paesi circostanti verso la città che dà luogo al fiorire di quartieri periferici che spesso sorgono sui cigli delle antiche latomie, sui resti della città classica.

Fonte: http://www.siciliain.it/
Foto: Palazzo Borgia Impellizzeri/Flickr

terça-feira, 21 de setembro de 2010

Palermo: il gioiello della Sicilia Occidentale

Sole, mare, tradizione, storia. Palermo offre una vasta possibilita' di scelta per i turisti che decidono di visitarla, e difficilmente rimarranno delusi dal fascino che la storia ha regalato alla citta': dalle mura puniche alle ville liberty, dallo stile arabo-normanno ai teatri neoclassici e le chiese in stile barocco.

Le Origini di Palermo

Inizialmente centro degli scambi commerciali, Palermo deve la sua fondazione ai fenici avvenuta nel 734 a.c. . Successivamente la città viene occupata dall'Impero Romano che riesce a mantenere un lungo periodo di pace e prosperità, terminato con le invasioni barbariche. Da qui in avanti Palermo diviene teatro di numerose dominazioni, a partire da bizantini, poi dagli arabi e dai normanni. A livello architettonico e artistico l'influenza dei popoli che l'hanno dominata è molto forte, conferendo alla città una bellezza unica che varia da stili diversi tra loro. Dal periodo arabo a quello normanno vengono costruiti quelli che ormai sono alcuni dei simboli di Palermo: la Zisa, la Cuba, Palazzo Scibene. Gli arabi hanno lasciato in eredità le loro opere di ingegneria idraulica, come il famoso sistema di fontane della Zisa. Durante il dominio aragonese spicca lo stile gotico tipico della Catalogna che ritroviamo nel Palazzo Chiaramonte, ora sede del rettorato palermitano, o nel Palazzo Abatellis che oggi ospita la Galleria Regionale d'arte Moderna e Medievale.

L'architettura di Palermo

Altro simbolo di Palermo è Porta Nuova, costruita nel 1583. E' caratterizzata da una copertura a piramide ricoperta di maioliche colorate, ed è collegata al Palazzo dei Normanni che adesso è la sede dell'Assemblea Regionale Siciliana. Il Palazzo Reale dei Normanni è una meta obbligatoria per chi decide di intraprendere un tour architettonico e culturale, in quanto sorge nel nucleo più antico della città, nello stesso sito dei primi insediamenti punici. Antica sede di Federico II, il palazzo ospita l'Osservatorio Astronomico di Palermo. Punta di diamante dell'architettura palermitana è la Cattedrale dedicata alla Vergine Maria, dove prevale lo stile gotico catalano (ma riscontriamo anche stili diversi nella struttura, in quanto è stata sottoposta a numerose fasi di lavorazione).

Da visitare sono senz'altro gli splendidi teatri: Biondo, Politeama Garibaldi e il Massimo. Il Teatro Massimo è uno dei più grandi in Europa, e il primo in Italia. La struttura è di ispirazione greca e romana, con il susseguirsi di colonne, finestre e archi. Sul frontone della facciata spicca il motto: "L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenir".

I Mercati e i parchi di Palermo
Famosi e caratteristici sono i mercati storici di Palermo, che ormai occupano determinati luoghi per tutto l'anno. I principali sono tre: la Vucciria (che si estende tra via Roma, la Cala, il Cassaro, lungo la via Cassari, la piazza del Garraffello, la via Argenteria nuova, la piazza Caracciolo e la via Maccheroni); Ballarò (che va da piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant'Agata); il Capo (situato appunto nel quartiere del Capo).

Palermo vanta di un Orto Botanico ottocentesco, uno dei più grandi d'Europa, noto per ospitare specie molto rare.

Vi sono inoltre numerose aree verdi, come il Parco della Favorita (il parco urbano più grande d'Italia) che con i suoi 4.000.000 m² era riserva di caccia dei Borboni. Inoltre c'è il Foro Italico posto sul mare; il Giardino Inglese che, con le finte rovine e le statue sparse per il parco, si rifà appunto allo stile inglese. Inoltre c'è il Giardino della Memoria dedicato alle vittime della mafia, il Giardino dei Giusti dedicato ai non ebrei che hanno salvato gli ebrei durante l'olocausto. Il Giardino della Zisa attraversato da vasche d'acqua, il Parco d'Orleans costruito a metà dell'ottocento che, attualmente, è sottoposto a diversi lavori che stanno aumentando la grandezza del parco (con l'aggiunta di un lago artificiale) con l'obiettivo di renderlo il secondo parco urbano più grande d'Italia.

Gustare Palermo: le specialità locali!

Durante la notte si può decidere se visitare i locali della Champagneria o dei Candelai, o se recarsi in uno dei tanti ristoranti caratteristici della città. Uno di questi è l'Antica Focacceria San Francesco che offre piatti gustosi della cucina siciliana. Una cosa che a Palermo non mancherà mai è il cibo, che con le centinaia di ricette riesce ad accontentare tutti i palati: dai più semplici a quelli più raffinati. Si può partire dal cibo di strada come il famoso panino con le panelle (impasto di farina di ceci fritta), con lo sfincione (una sorta di pizza molto sostanziosa), il panino cà meusa (panino con la milza), o le tipiche stigghiole (interiora), e arrivare poi agli squisiti dolci.
La pasticceria palermitana comprende principalmente dolci con la ricotta.

Primi tra tutti i cannoli , nati inizialmente come dolce tipico del carnevale, sono poi diventati il simbolo della gastronomia palermitana. Si tratta di cialde fritte che avvolgono un cuore di ricotta dolce e gocce di cioccolata, a volte decorati da scorza d'arancia candita.

Altro dolce storico è la cassata, introdotta nella cucina palermitana durante la dominazione araba. Vi sono diverse varianti di cassata, da quella ricoperta da semplice glassa a quella decorata da frutta candita (limone, cedro, mandarino, arancia amara, mandorla), oppure la semplice cassata al forno. Ma tutte le versioni hanno in comune la ricotta (principalmente di pecora, ma alcune pasticcerie hanno introdotto quella di vacca).

Altro elemento tipico della pasticceria palermitana è il marzapane, che ritroviamo nella frutta martorana. Dolce legato alla festa dei morti, la frutta martorana spicca nelle pasticcerie grazie ai colori sgargianti e alle forme che non comprendono solo frutta, ma anche animali o oggetti della vita quotidiana.

Fonte: http://www.squidoo.com/siciliapalermo

segunda-feira, 20 de setembro de 2010

I dolci della Sicilia

In Sicilia sono 3 le “ispirazioni” principali a cui la cucina siciliana si rifà per l’universo dei dolci:

LA PRIMA
è l’ambiente contadino, dove spettava alle donne nell’approssimarsi di ogni festa religiosa e familiare, preparare i dolci previsti per tali ricorrenze. Così, per la nascita del primogenito maschio, considerato nel mondo contadino una vera e propria provvidenza divina, si usava regalare una treccia di zucca candita legata con un nastro rosso, ch’è un chiaro segno contro il malocchio.

LA SECONDAfonte è legata ai monasteri, dove le monache di clausura preparavano, inventandoli di volta in volta, dolci ricchi e fantasiosi, che si tramandano fino ad oggi, esclusivamente entro le mura dei conventi.

LA TERZAfonte è, infine, quella di più recente acquisizione, e riguarda la raffinata pasticceria importata in Sicilia da valenti pasticceri svizzeri, che dall’inizio del secolo scorso si trasferirono nell’isola. Infatti i dolci siciliani più conosciuti sono proprio quelli appartenenti alla pasticceria svizzero-siciliana, che si trova in tutte le principali città d’Italia.

Fonte:
Foto: Bar Sicilia

Cassata Siciliana: la sua storia

La Cassata Siciliana è forse il “piatto tipico”, il dolce, l’emblema, più riconosciuto e ricordato dai palati di tutto il mondo.

Le radici della cassata risalgono alla dominazione araba in Sicilia (IX-XI secolo).
Gli arabi avevano introdotto la canna da zucchero, il limone, il cedro, l'arancia amara, il mandarino, la mandorla.

Insieme alla ricotta, che si produceva in Sicilia dai tempi preistorici, erano così riuniti tutti gli ingredienti base della cassata, che all'inizio non era che un involucro di pasta frolla farcito di ricotta zuccherata e poi infornato.

Nel periodo normanno fu creata la pasta reale, un impasto di farina di mandorle e zucchero, che, colorato di verde con estratti di erbe, sostituì la pasta frolla come involucro.

Si passò così dalla cassata al forno a quella composta a freddo.

Gli spagnoli introdussero in Sicilia il cioccolato e il pan di Spagna. Durante il barocco si aggiungono infine i canditi.

Inizialmente la cassata era un prodotto della grande tradizione dolciaria delle monache siciliane ed era riservata al periodo pasquale.

Un documento ufficiale di un sinodo dei vescovi siciliani a Mazara del Vallo nel 1575 afferma che la cassata è "irrinunciabile durante le festività".

Un proverbio siciliano recita "Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri pasqua" ("Meschino chi non mangia cassata la mattina di pasqua").

La decorazione caratteristica della cassata siciliana con la zuccata fu introdotta nel 1873 (in occasione di una manifestazione che si tenne a Vienna) dal pasticcere palermitano cav. Salvatore Gulì, il quale aveva un laboratorio nel centralissimo corso Vittorio Emanuele a Palermo.

Fonte: CassataSiciliana.it